Con Siderweb a Supernova, la bellezza del riciclo sforna un’opera d’arte: la “Vittoria Alata”

By 4 Ottobre 2015News sull'acciaio

Una matassa d’acciaio indefinita e multiforme. Ma se la si guarda da un determinato punto di vista, eccola trasformarsi in un fantastico monumento. Perché, come diceva Confucio nel VI secolo a.C., “C’è bellezza ovunque, ma non tutti riescono a vederla”. E’ la magia della “Vittoria Alata”, l’opera d’arte voluta da Siderweb, la principale community dell’acciaio, in occasione della sua partecipazione al Festival dell’Innovazione Supernova, in corso di svolgimento a Brescia. L’installazione, come ha spiegato l’architetto Oliviero Baldini, autore dell’opera, “si richiama all’anamorfosi, una tecnica pittorica del ‘500 per la quale la statua appare visibile solo da un determinato punto di osservazione, mentre negli altri punti appare come una matassa di acciaio indefinita”. Il tutto, appunto, per richiamare il concetto di bellezza, di ricerca e per esaltare le proprietà dell’acciaio, materiale versatile, riciclabile all’infinito, che consente di realizzare da infrastrutture ad opere d’arte di valore, senza soluzione di continuità.
La “Vittoria Alata”, concepita come omaggio alla città di Brescia, nasce dalla fusione tra lavoro artigiano e computer, ed è stata ideata e realizzata grazie all’impiego di materiali forniti dalConsorzio RICREA e da Feralpi Group. La statua, infatti, somma a sé l’irregolarità e l’imprecisione del lavoro manuale necessario per realizzare le forme, e l’assoluta precisione chirurgica e asettica del disegno elettronico. Senza quest’ultimo non sarebbe stato possibile concepirne la logica di connessione e di posizionamento per realizzare la figura finale. La sfida dell’opera, quindi, è stata quella di superare la contrapposizione tra manualità e progettazione elettronica, sommando questi due momenti in una realizzazione armonica. Il risultato finale è un monumento del quale si ha una precisa comprensione solo tramite l’osservazione da uno specifico punto di osservazione, così come dettano le regole cinquecentesche dell’anamorfosi.
Per costruire ed assemblare la “Vittoria” sono stati utilizzati 5 km di filo piegato, arrotolato, attorcigliato, aggrovigliato, tagliato e saldato a blocchi, poi collegati tra di loro come se fossero pixel su 30 piani/layer distanti 20 cm l’uno dall’altro.
“Sono il risultato di un lavoro manuale e paziente realizzato inventandosi spine e matrici per poter produrre i prototipi. I manufatti sono stati montati su una rete elettrosaldata che forma il basamento ed è indispensabile per il fissaggio dei vari ‘tentacoli/sostegno’ della struttura” ha spiegato Baldini. “La rete – ha aggiunto l’architetto – viene celata da una distesa di dischi pressati  di imballaggi d’acciaio (fusti, secchi e scatolette) che servono, oltre alla stabilizzazione della statua, come piano zero simbolico dal quale si innalza l’acciaio rigenerato e suggerisce metaforicamente il ciclo di un recupero sostenibile di questo metallo».
D’altronde, diciamocela tutta: c’è più bellezza nel colpo dello scalpello dello scultore o nel gettare una lattina d’acciaio vuota nella campana della raccolta differenziata dei metalli? A prima vista la risposta sembrerebbe ovvia, palese. Il colpo dello scalpello. Quello in grado di liberare da una massa informa una figura, una composizione. Il colpo che sottrae l’inutile e lascia l’essenziale, forgia l’emozione. Eppure, se indaghiamo più in profondità, la risposta non è poi così scontata. Prendiamo ad esempio proprio questa “Vittoria Alata”. Senza l’artista le verghe di acciaio che la compongono non avrebbero mai preso la forma che poi hanno assunto. Ma è pur vero che, per l’architetto Baldini non sarebbe stato possibile provocare emozioni senza il materiale. E questo materiale, l’acciaio, è stato prodotto e ri-prodotto (grazie al riciclo della materia prima) in impianti che, grazie ad anni di investimenti, grazie a decenni di studi, di miglioramenti e di lavoro, riescono a “recuperare” al 100% i rottami. Ora, quindi, il collegamento appare più evidente: senza il lavoro ignaro e silenzioso di migliaia di persone che hanno deciso di riciclare le lattine d’acciaio, di imprenditori che hanno recuperato il rottame e di operai e tecnici che lo hanno fuso, dandogli nuova vita, sarebbe venuto a mancare il presupposto stesso per l’opera. Ovvero il materiale. La sua vera anima: l’acciaio riciclato. L’opera d’arte, quindi, finisce certamente col il tocco dello scultore, ma inizia con un elementare e semplice gesto: recuperare una lattina vuota invece di gettarla via. E’ questo il primo vero passo che ci conduce verso la bellezza.
Durante la conferenza stampa di presentazione della “Vittoria Alata”, Emanuele Morandi, presidente di Siderweb, ha anche spiegato le ragioni della partecipazione della community dell’acciaio al festival Supernova. “Siamo al bivio. O l’industria incorporerà il digitale o il digitale si mangerà l’industria. Per questo motivo siamo qui, insieme a Consorzio RICREA, Alfa Acciai, Aso, Bicomet, Feralpi, Ferriera Valsabbia, Franchini Acciai, Intel, Morandi, ORI Martin, , Tecnofil, Tenova e Turboden, per cercare di stabilire un ponte tra il mondo delle start-up e quello dell’industria tradizionale, al fine di crescere ed evolverci verso un nuovo modello”.
Giuseppe Pasini, presidente del Gruppo Feralpi, ha aggiunto un altro aspetto importante per il futuro, ovvero quello della sostenibilità.”Anche un prodotto considerato vecchio come il tondo si può fare in maniera moderna e sostenibile. A Brescia, con il consorzio Ramet, lo stiamo dimostrando. Abbiamo però il compito, come imprenditori, di aprire le aziende e mostrare a tutti come lavoriamo, al fine di far crescere la consapevolezza del nostro lavoro nella popolazione».
Lo stesso tasto é stato toccato anche da Roccandrea Iascone, responsabile Comunicazione del Consorzio RICREA. E’ necessario, ha spiegato Iascone: “dire basta al luogo comune per il quale l’acciaio é un prodotto inquinante. Il nostro lavoro e quello delle acciaierie garantisce il recupero ed il riciclo di milioni di tonnellate di acciaio all’anno, con benefici economici ed ambientali incalcolabili”.
“L’innovazione nasce da un processo culturale – ha rilanciato Lorenzo Maternini, ideatore di Supernova -, in questo senso la presenza di Siderweb, community che ha nel DNA la conoscenza e l’innovazione, a Supernova é importante e avvicina l’industria tradizionale e il mondo delle start-up”.
Infine Laura Castelletti, vicesindaco di Brescia, è tornata sulla statua “Vittoria Alata”, spiegando che “oltre ad essere uno dei simboli più prestigiosi della città di Brescia, ritengo che rappresenti un esempio calzante dell’innovazione e del linguaggio dei giovani incarnato da Supernova. Solo, infatti, da una giusta angolazione si possono comprendere i linguaggi delle nuove generazioni”.