Così ricicliamo il 74% di scatolette e barattoli

By 3 Marzo 2016Aprile 29th, 2020News sull'acciaio

Sorpresa. I trenta studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cuneo)  sono rimasti piuttosto meravigliati nell’apprendere che i contenitori di acciaio sono riciclabili al 100 per cento e per un numero infinite di volte. Una caratteristica che nessun altro imballaggio può annoverare. La “lezione di scatolette” curata dal Consorzio Ricrea, che si è svolta ieri pomeriggio presso l’ateneo culinario piemontese, ha riscosso un gran interesse da parte della giovane platea del primo anno della laurea magistrale in Promozione e gestione del patrimonio gastronomico e turistico nell’ambito del Corso Systemic Food Design diretto dal professor Franco Fassio.
Giovanni Cappelli, consigliere di amministrazione del Consorzio Ricrea e direttore di Anfima, l’associazione che riunisce i produttori di imballaggi metallici e affini, ha illustrato la nascita degli imballaggi per conservare gli alimenti, partendo dalle scoperte di Giacomo Spallanzani poi messe a punto da Nicolas Appert. “Ma è nel 1811 che, in Inghilterra, John Hall e Bryan Donkinb revettano il primo procedimento per la conservazione di prodotti alimentari in contenitori di latta, più resistenti del vetro”, spiega Cappelli.
L’innovazione della scatoletta, prima saldata a mano dagli stagnini e oggi industrialmente elettrosaldate con lo stesso procedimento applicato per i componenti aeronautici, fu adottata per primo in Italia da Francesco Cirio nel 1856 che, undici anni più tardi, presentò i suoi prodotti alla Grande esposizione universale di Parigi e cominciò a esportarli in tutto il mondo. “Ciò fu possibile, e lo è ancor più oggi, – commenta il consigliere di Ricrea – perché il barattolo metallico per alimenti è ermetico, pratico, conservabile a temperatura ambiente, è resistente, sicuro e infrangibile, protegge il contenuto da aria e luce, non necessita di particolari accorgimenti per la conservazione, assicura una più lunga shelf life e, la sua caratteristica di essere riciclabile all’infinito ne fa il re degli imballaggi sotto l’aspetto della salvaguardia ambientale”. “La scatoletta – sostiene Cappelli, che ha anche illustrato le lavorazioni utilizzate per inscatolare pomodori pelati, piselli e tonno – è una vera propria “cassaforte della natura” e il packaging con i tassi di spreco più bassi, prossimi allo zero”. Per questi motivi,il tasso di riciclo delle scatolette metalliche in Europa è del 73%, ovvero il più alto tra tutti i materiali da imballaggio e il suo riciclo consente un risparmio energetico fino al 95% rispetto alla produzione dal minerale. “Grazie a tutte le sue proprietà,  l’impatto ambientale dei contenitori di acciaio per alimenti si è ridotto in media del 30%. In Italia, nel 2014- conclude Cappelli – sono state avviate al riciclo 335.854 tonnellate di imballaggi in acciaio”.
Agli attenti trenta studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche che hanno seguito la lezione,Roccandrea Iascone (responsabile Comunicazione e Pubbliche relazioni del Consorzio Ricrea) ha illustrato il percorso delle scatolette, dalla raccolta al riciclo, partendo dalla spiegazione di come nasce nel 1997 il Consorzio Nazionale Acciaio (Ricrea) nell’ambito del sistema Conai, un format organizzativo che tutta Europa invidia all’Italia. “Il Consorzio Ricrea – spiega dunque Iascone – riunisce 266 fornitori, importatori e produttori di imballaggi in acciaio con lo scopo di sensibilizzare gli utilizzatori degli imballaggi in acciaio ad un corretto conferimento, coordinare i flussi di raccolta e assicurarne il riciclo presso le acciaierie”. Nacque con l’obiettivo di riuscire a recuperare il 50% della quantità di imballaggio in acciaio immessa a consumo, obiettivo che è stato raggiunto e superato da anni. Iascone snocciola infatti i dati del successo: “Nel 2014, addirittura, con il coinvolgimento in convenzione del 72% dei comuni italiani e con una copertura dell’81% della popolazione, si è arrivati ad avviare a riciclo il 74,3% degli imballaggi in acciaio immessi a consumo”. Un vero e proprio record tra tutti i materiali.
Iascone spiega, infine, i principali processi di lavorazione e valorizzazione che subiscono gli imballaggi in acciaio prima di essere conferiti ad acciaierie e fonderie, ossia di processi didistagnazione (separazione dello stagno dalla frazione ferrosa); frantumazione (triturazione, vagliatura e deferrizzazione del materiale raccolto); riduzione volumetrica (pressatura del materiale). “Alla fine di questa procedura, i pacchi pressati di scatolette – conclude Iascone – vanno in acciaieria dove saranno fusi per poi risorgere a nuova vita in diverse forme e prodotti”.