L’ECONOMIA CIRCOLARE? UNA CORSA AD OSTACOLI, “SERVONO NORME”

By 7 Febbraio 2019 Aprile 29th, 2020 News sull'acciaio

Il mondo ambientalista, insieme con alcuni politici e i consorzi di filiera, si è riunito ieri a Roma in occasione del convegno dal titolo “La corsa ad ostacoli dell’Economia Circolare in Italia”, organizzato da Legambiente per fare il punto sullo sviluppo dell’economia circolare nel nostro paese, che sempre più sembra ‘una corsa ad ostacoli. Il primo dei quali riguarda la mancata emanazione dei decreti End of waste che,  se approvati dal Parlamento, semplificherebbero il riciclo di 55 milioni di tonnellate di rifiuti, riducendo il loro conferimento in discarica, negli inceneritori o – peggio ancora – lo smaltimento illegale.

Il 2018 è stato l’anno dell’approvazione del pacchetto europeo sull’economia circolare, ma il 2019 dovrà essere un anno determinante per la sua attuazione – commenta Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente -. Perché questo avvenga è necessario rimuovere gli ostacoli non tecnologici che nel nostro Paese sono ancora presenti“. Secondo Ciafani, infatti: “L’economia circolare non è solo un modo per uscire dalle tante emergenze rifiuti ancora dislocate in Italia, vuol dire creare investimenti, occupazione ed economia sul territorio, ma bisogna avere il coraggio di andare in questa direzione”.

Per superare questi ostacoli, nel corso del convegno tenutosi alla presenza del ministro dell’ambiente Sergio Costa, diversi esperti del mondo industriale e membri del Parlamento, Legambiente ha presentato un pacchetto di dieci proposte che andrebbero poste al centro dell’agenda politica nazionale “per far sì che l’Italia, culla di diverse esperienze di successo, possa assumere una vera e propria leadership in Europa in questo settore”.

Oltre all’approvazione dei decreti End of waste e ai chiarimenti sulla produzione di biometano da digestione anaerobica, il paese ha bisogno di un maggior numero di impianti per il riciclo e il riusodei rifiuti urbani e speciali, in modo da rendere autosufficienti le regioni, e di una tariffa puntuale e obbligatoria per ridurre e prevenire la produzione dei rifiuti grazie ai sistemi di raccolta domiciliare.

Tra gi interventi anche quello del presidente di RICREA Domenico Rinaldini, che si è soffermato sui lusinghieri risultati ambientali ottenuti da Ricrea , che lo collocano già oltre gli obbiettivi europei di riciclo previsti dalle nuove direttive per il 2025 .  Rinaldini ha altresì sottolineato come , a fronte di un progressivo incremento dei ricavi da cessione del materiale raccolto , sia stato possibile ridurre progressivamente il contributo ambientale che negli ultimi anni è sceso da 26 a 3 €/t , con indubbi benefici sia per  la filiera degli imballaggi in acciaio che per i consumatori, a riprova che il sistema Conai/Consorzi funziona.

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